Recenti Ricerche delle Neuroscienze e della Psicologia Cognitiva

  "NON SARA' UNA DEMENZA?"

riconoscere e identificare i disturbi cognitivi e comportamentali negli ultra50enni

Per una migliore utilizzazione di Mens Sana

In questa sezione vengono presentati articoli scientifici che possiamo raggruppare in due categorie: articoli concernenti esperimenti “storici” (Pavlov, Libet, Milgram, Zimbardo ecc.) o comunque ricerche più volte confermate e tali da costituire solidi punti di riferimento nelle neuroscienze e/o nella psicologia scientifica, e ricerche di grande interesse in aree ancora aperte ed in evoluzione: abbiamo raggruppato i primi sotto il titolo “Le Grandi Ricerche”, ed i secondi sotto il Titolo “Recenti Ricerche delle Neuroscienze e della Psicologia Cognitiva”. In entrambi i gruppi, ma in particolare nel secondo, il futuro potrà riservarci importanti e forse anche rivoluzionarie novità: le nostre riflessioni e proposte e gli stessi articoli di Autori prestigiosi che riportiamo, hanno solo il fine di informare su quanto oggi si conosce e di destare curiosità e desiderio di tenersi aggiornati… “πάντα ῥεῖ ὡς ποταμός- panta rhei os potamòs tutto scorre come un fiume

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Benjamin Grant PurzyckiRisposta: Dipende ovviamente dal tipo di punizione o di ricompensa, ma è stato dimostrato che il timore di una punizione divina, per chi crede, è in linea di massima più efficace della promessa di una ricompensa.

 

 

Michael Leiter and Christina MaslachRisposta: SI. Il termine “burn out”, che letteralmente significa “bruciato” è stato introdotto negli anni ‘70 dalla psicologa del lavoro Christine Maslach che evidenziò, in persone dedite alla cura degli altri, una sindrome caratterizzata da appiattimento emotivo, ridotte prestazioni personali e lavorative, fenomeni di depersonalizzazione. La sindrome , oltre a medici ed infermieri colpisce frequentemente anche insegnanti, volontari di organizzazioni umanitarie. Recentemente Maslach e Leiter hanno dimostrato che questa sindrome può interessare tutte le attività lavorative ed hanno individuato elementi e segnali che possono aiutare ad individuarne i primi segni tanto nella struttura organizzativa della azienda che nel singolo individuo.

Matthias Schultze KraftRisposta: Circa 200 millisecondi, ovvero 2 decimi di secondi. Lo dimostra una recente ricerca pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences. Le importanti ricerche di Libet negli anni ’80 hanno dimostrato chiaramente che vi è un intervallo di 350-500 msec (ovvero da 3,5 decimi di secondo a mezzo secondo) tra le attivazioni delle aree corticali che danno l'impulso ad una azione motoria e la consapevolezza della azione medesima, ovvero quando il soggetto è cosciente della azione che sta compiendo.

 

Mark WhiteheadRisposta: La teoria dei nudge (in inglese: Nudge Theory) è stata proposta nel 2008 da alcuni studiosi di economia comportamentale: essa sostiene che rinforzi positivi (nudge) o aiuti indiretti possono influenzare virtuosamente il processo di decisione di gruppi e individui, con maggiore efficacia di direttive legislative o adempimenti forzati.

Michela Del VicarioRisposta: Il “Misinformation Effect” , che potremmo tradurre come Effetto di Alterata Informazione, è un meccanismo inconsapevole che altera i nostri ricordi: è legato a limiti nel funzionamento dei nostri processi cognitivi, sempre esistiti ma divenuti importanti e preponderanti con l’uso del Web e dei Social Media.

Anders EklundUn recente importante studio riscontra un elevato numero di falsi positivi nelle ricerche di neuroscienze che utilizzano Risonanze Magnetiche Funzionali

Una importante ricerca su 500 soggetti volontari, effettuata da ricercatori svedesi e pubblicato su Proceedings of the National Academy of Science (PNAS) degli Stati Uniti, ha dimostrato che gli algoritmi fino ad ora usati per interpretare i dati grezzi forniti dalle Risonanze Magnetiche Funzionali (fRMI) hanno un margine di errore nell’individuare false positività che può arrivare al 70%.

Justin FriesenRisposta: SI La maggior parte delle persone tende ad evitare lo stress legato ad un processo di revisione delle proprie idee e credenze e preferisce abbracciare ideologie conformiste ma tranquillizzanti. (Si veda anche la risposta alla domanda n. 10 sul fenomeno della “Dissonanza Cognitiva”)

cortical surface

Risposta: SI Vi sono notevoli differenze nella struttura cerebrale di etnie diverse: in particolare sono documentate differenze significative tra Europei, Asiatici, Africani, Americani, nativi Australiani. E’ addirittura possibile risalire alle origini di un individuo dalla osservazione tridimensionale della corteccia di un individuo.

 

 

serendipitàRisposta: SI. “Serendipità” secondo il Vocabolario Treccani è un termine diffuso dallo scrittore inglese Horace Walpole che lo trasse dal titolo della fiaba The three princes of Serendip: con questo vocabolo intendeva definire quella singolare capacità di fare per caso inattese e felici scoperte, specie in campo scientifico, mentre si sta cercando altro.

Jonathan Schulz  - Simon GaechterRisposta: Il ruolo è determinante. Famiglia e gruppo sociale influiscono fortemente sul comportamento delle persone: gli individui che vivono in un ambiente in cui le regole vengono facilmente violate senza rischiare sanzioni, si sentono giustificati a comportarsi disonestamente senza sentire minacciata l'immagine di se stessi come persone oneste.

Albert Costa Risposta: SI Sappiamo che le scelte morali sono influenzate dalle emozioni (vedasi la domanda n. 35)

Ora una interessante ricerca pubblicata in PlosOne ci dimostra come una scelta etica presentata in una lingua straniera favorirà le risposte utilitaristiche e meno altruistiche.

Offir Laufer Risposta: SI E’ il risultato sorprendente di una recente ricerca israeliana. Nei disturbi d’ansia protratti nel tempo spesso si verifica una ristrutturazione di circuiti cerebrali, tale che stimoli non minacciosi vengono avvertiti come pericolosi: questo tipo di ristrutturazione può influire anche nelle percezioni sensoriali, alterandole.

Ziemainz HeikoRisposta: SI Lo stato di benessere legato alla attività fisica può creare dipendenza che può essere pericolosa in alcuni soggetti arrivando a danneggiare il fisico e la mente. Interessante in proposito un recente studio tedesco su 1089 soggetti.

Marilyn Oppezzo e Daniel L. SchwartzRisposta: SI. Lo hanno affermato per secoli pensatori e filosofi di grande valore, tra gli altri Aristotele e Kant. Lo dimostrano vari studi, tra i quali è da segnalare uno studio della Stanford University su 170 soggetti: chi camminava dava risposte più creative rispetto a chi stava fermo od era spinto su una sedia a rotelle.

a cura di Riccardo De Gobbi

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