L'isola

  "NON SARA' UNA DEMENZA?"

riconoscere e identificare i disturbi cognitivi e comportamentali negli ultra50enni

Alessandro Pirani, Lucia Benini

Una donna, un figlio di Ippocrate tedesco ed uno italiano uniti da un comune destino.

Una donna cinquantenne permise all’acume clinico del 36enne psichiatra Aloysius "Alois" Alzheimer di individuare nel 1901 una nuova forma di “dementia praecox”. Auguste Deter era moglie di un ferroviere che per potere continuare a lavorare la ricoverò in clinica psichiatrica. Auguste presentava: disorientamento, amnesie, difficoltà di espressione e di scrittura, wandering, allucinazioni, ossessioni di gelosia verso il marito, aggressività fisica e verbale, lamentazione continua, insonnia.

Fisicamente presentava solo magrezza. Alzheimer si rese subito conto che la paziente rappresentava una nuova patologia e ordinò di farle molte foto per documentare al meglio il decorso. Auguste morì nel 1906. Alzheimer, che era direttore del laboratorio di istopatologia presso la Clinica Psichiatrica di Monaco diretta da Emil Krepelin, individuò all’esame autoptico ed istologico: “..atrofia corticale..”, “..accumuli di neurofibrille all'interno dei neuroni...” e "..”foci miliari" (focolai rotondeggianti) di deposito di "una sostanza anormale “. All’epoca la presentazione del caso fu ignorata dal mondo scientifico a quei tempi pervaso dalla convinzione che la malattia psichiatrica non avesse una base organica. Alzheimer non si arrese e affidò il caso ad un suo collaboratore, il ventottenne italiano Gaetano Perusini (1879 -1915), per approfondire e dettagliare gli aspetti clinici ed istopatologici. In quel periodo la Clinica Psichiatrica era frequentata da numerosi medici che avrebbero poi dato un contributo fondamentale allo studio delle malattie del SNC: gli italiani Cerletti e Bonfiglio, lo spagnolo Achucarro, il polacco Rosenthal, i tedeschi Creutzfeld e Jakob, lo svizzero Lotmar e poi Allers, Lewy ed altri.

Perusini non deluse il suo direttore: riesaminò tutti gli aspetti del caso di Auguste Deter e raccolse altri tre casi di severa e rapida demenza, uno di 47 anni e altri due di 63 e 67, di cui descrisse e accuratamente correlò i reperti clinici e neuropatologici. Nel 1909 pubblicò il primo dei suoi tre lavori fondamentali per la comprensione della demenza: Über klinisch und histologisch eigenartige psychische Erkrankungen des späteren Lebensalters. Histologische und Histopathologische Arbeiten über die Grosshirnrinde herausgegeben von F. Nissl u. A. Alzheimer, dritter Band, zweites Heft. Jena:Verlag von Gustav Fischer, pp. 297-352, (Mit Tafel XVII-XXIII und 7 Textfiguren).

La trattazione fu estensiva: 59 pagine e 79 disegni raccolti in quattro tavole (una di fianco al titolo), eseguiti a mano da Perusini e raffiguranti le alterazioni neuronali evidenziate dalle tecniche di colorazione istologica. Si ricorda che lo studio istologico del SNC fu reso possibile da Camillo Golgi che nel 1873 ideò la tecnica di impregnazione cromoargentica perfezionata poi da Santiago Ramon y Cajal e da Max Bielschowsky.

Tra i meriti riconosciuti a Perusini vi fu l'intuito di aver capito, con 80 anni di anticipo, che la sostanza costituente le placche, oggi nota come proteina Beta-amiloide, era un “un prodotto metabolico patologico” allora “di origine sconosciuta”. Il medico italiano preconizzò, anche, la concezione moderna della malattia secondo la quale demenza senile e presenile non sono in realtà due entità distinte. Emil Krepelin (fautore della concezione organicistica delle malattie mentali, in contrapposizione alla terapia psicoanalitica freudiana ) inserì la nuova patologia nel suo trattato di Psichiatria nel 1910 con il solo nome di: “Demenza di Alzheimer”.

Perusini tornò in Italia nel 1911 ma, nonostante la fama europea, non trovò una sistemazione professionale fino al 1913 quando divenne assistente nell’Ospedale Psichiatrico Mombello a Milano. Allo scoppio della Grande Guerra, Perusini, fervente patriota, si arruolò volontario, fu ferito da schegge di granata, morì l’8 dicembre 1915 a soli 36 anni e fu insignito con la Medaglia d’Argento. Pochi giorni dopo, il 19 dicembre 1915, Alzheimer muore a soli 51 anni.

Dopo la morte di Alzheimer e Perusini, nessuno si occupò più della malattia da loro scoperta fino agli anni 70. McMenemey la riesumò dall’oblio e riconobbe il grande contributo dell’ italiano, comprendendo perché gli autori Italiani comprensibilmente la chiamassero “malattia di Alzheimer-Perusini." (Macchi et al., 1997). Negli anni 80, Amaducci e Bick descrissero in dettaglio il contributo di Perusini allo studio e classificazione della malattia traducendo i suoi lavori in inglese. Bruno Lucci, primario neurologo a Pordenone, ha dedicato i suoi studi alla figura di Perusini contribuendo affinché lo Stato Italiano commemorasse il centenario della morte con un francobollo.

Aloysius Alzheimer

Aloysius "Alois"
Alzheimer
(1864-1915)

Gaetano Perusini

Gaetano Perusini
(1879 -1915)

Alzheimer study group

Alois Alzheimer e i suoi collaboratori.
In piedi da sinistra: F. Lotmar; n.n.; S. Rosenthal; Allers?; n.n.; A. Alzheimer; N. Achucarro; F.H. Lewy. Seduti da sinistra: Mrs. Grombach; U. Cerletti; n.n.; F. Bonfiglio; G. Perusini.

BIBLIOGRAFIA

Amaducci L.A., Rocca W.A., Schoenberg B.S. (1986). Origin of the distinction between Alzheimer’s disease and senile dementia: how history can clarify nosology. Neurology, 36: 1497-1499.
Berrios G.E. (1990). Alzheimer’s disease: a conceptual history. Int. J. Geriatric. Psychiatry, 5: 355-365.
Bick K., Amaducci L. (Ed.) (1987). Alzheimer’s first case rediscovered. Padova: Liviana Press.
Lucci B. (1998). The contribution of Gaetano Perusini to the definition of Alzheimer’s disease. Ital. J. Neurol. Sci., 19: 49-52.
Lucci B. (2010) Memoria e oblio. Gaetano Perusini neurologo europeo. Simone Volpato Studio Bibliografico Ed.,
Lucci B. (2012) La memoria ritrovata: Gaetano Perusini e Alois Alzheimer. Volume 3 di Il granaio della memoria S. Volpato Studio Bibliografico Ed.,
Macchi G., Brahe C., Pomponi M. (1997). Alois Alzheimer and Gaetano Perusini: should man divide what fate united? Behavioural Neurology, 10: 105-108.
McMenemey WH (1970) Alois Alzheimer and his disease. In: Alzheimer's Disease and Related Conditions (Eds GEW Wolstenholme and M O'Connor) pp. 5-9.London, Churchill (Ciba Foundation).
Perusini G. (1911). L’Anatomia Patologica in psichiatria, suoi fini, suoi mezzi. Rivista Sperimentale di Freniatria, 35: 298-342.
Perusini G. (1911). Sul valore nosografico di alcuni reperti istopatologici caratteristici per la senilità. Rivista di Neuropatologia, Psichiatria ed Elettroterapia, parte I e II, 4 (IV): 145-171; 4 (V): 193-212.
Pomponi M., Marta M. (1992). On the suggestion of Dr. Alzheimer I examined the following four cases. Dedicated to Gaetano Perusini. Aging Clin. Exp. Res., 5: 135-139.

a cura di Lucia Benini

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